1953/2003, cinquant'anni
di allevamento
Una riflessione su
questo importante traguardo
Quando nel dicembre del 1985 mi sono iscritto all'Associazione Romagnola Canaricoltori non avrei mai immaginato di ritrovarmi ora a scrivere queste righe. Proprio io, l'ultimo arrivato, che accompagnato dall'amico Alberto Piolanti varcavo per la prima di innumerevoli volte la soglia di quella che tutti chiamavano confidenzialmente l'Associazione con un tono che traspirava contemporaneamente rispetto, importanza e complicità.
Mezzo secolo, cinquant'anni comunque lo si dica
sono un'eternità, una vita: una vita della nostra passione, dei nostri sentimenti, delle nostre amicizie, delle nostre discussioni e di tanti episodi spesso felici, a volte tristi che hanno accompagnato il passare del tempo. Senza dubbio non bisognava aspettare i 50 per festeggiare l'associazione e i suoi fondatori: quei pionieri dell'ornitologia, quei ragazzi che nei momenti liberi si ritrovavano nel negozio del sarto Enea Ricci, o in quello di macchine da cucire di Gualfredo Garoia o nella caccia e pesca di Guido Melli.
La maggior parte di loro non sono più tra noi ma ricorrono spesso nei discorsi e nei ricordi: maestri e a seconda delle circostanza: integerrimi, pazienti, generosi o gelosi di fronte ad allievi scalpitanti ed inesperti ma ansiosi di allevare e primeggiare con i propri soggetti.
Accesi contrasti e discussioni a volte tra di loro:
non per motivi sportivi o politici ma per come meglio
organizzare una mostra, per la scelta di una nuova
sede o, semplicemente, per decidere il miglior canarino
e tutto poi si ricomponeva in un rinnovato spirito
di collaborazione e più intensa amicizia.
Le gabbie erano di legno verniciato, verde o azzurro,
costruite a mano da veri e propri artisti del mestiere;
i canarini erano gialli pochi i bianchi rarissimi
e di pessimo colore (salmonati) gli antenati degli
attuali rossi. Questi erano i loro allevamenti, molto
più semplici e poveri dei nostri ma tanto più importanti e preziosi perché pervasi di vera e sana passione per l'ornitologia.
Chi dei soci dell'associazione non ha mai sentito
parlare di Mario Zibordi, integerrimo economo e magazziniere
e dei suoi canarini rossi che anche se mai hanno
primeggiato nelle mostre tutti però volevano. Quando nel 1958 Sergio Bosi, scomparve in un incidente stradale una delle cose più preziose che lasciò fu il proprio allevamento e, a distanza di diversi anni, la grande passione nel nipote allora bambino.
Aneddoti, storie, episodi ricorrono sempre tra
un discorso e l'altro quando ci si ritrova tra amici
il martedì sera nell'angusta sede dell'associazione: sono tanti ma sempre gli stessi quasi a volerli tramandare all'ultimo arrivato, quasi per inconscio timore che se ne perda il ricordo.
I tempi sono cambiati, le razze degli uccelli allevati
si sono moltiplicate, le manifestazioni espositive
sono molto più grandi, gli ultimi soci iscritti di ieri stanno pian piano diventando i veterani dell'associazione: due cose sole sono rimaste sostanzialmente uguali e sono la passione per l'allevamento e lo spirito di amicizia.
Diversi soci lamentano il fatto che mancano negli
ultimo anni nuovi soci giovani, quasi a scusare il
loro diminuito impegno e spirito associativo; non
dimentichiamoci però che cinquant'anni di storia ci insegnano che i giovanissimi non devono solo lavorare ma stimolare i vecchi con il loro entusiasmo e la loro prorompente passione.
L'associazione con il suo statuto, la partita Iva,
il bilancio ecc, di per sé non rappresenta più di tanto senza l'amicizia, la semplicità, lo spirito propositivo e la grande passione per l'ornitologia che devono sussistere tra i soci ed è in questo, pur essendo dell'idea che non si debba vivere di e per i ricordi, che l'esempio di quei ragazzi che mezzo secolo fa ebbero un'intuizione ci possa ancora essere d'esempio e d'aiuto.
Paolo Pezzi
Paolo Pezzi, presidente A.R.C
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